Da sempre l’amo ricopre un ruolo fondamentale in tutte le discipline di pesca, sia in acqua dolce sia in mare; vitale a tal punto da determinare in molti casi la cattura o la perdita della nostra desiderata preda. Laddove si miri alla cattura di grandi esemplari come nel carpfishing però, la bontà che riveste è ancora maggiore, ed abbiamo bisogno della massima sicurezza, per superare brillantemente la dura prova cui viene sottoposto da parte di pesci che possono raggiungere e talvolta superare i 20 kg di peso. In sostanza un buon amo deve agganciare, mantenere e tirare a riva con affidabilità la nostra carpa, perciò le sue prerogative basilari devono essere l’auto ferrata e la trattenuta; nel corso di questo articolo, cercherò di dimostrarvi che queste peculiarità non sono date solo dall’affilatura della punta e dalla robustezza come tanti suppongono…

Sono indispensabili modelli molto sicuri in una tecnica di pesca come la nostra, dove oltre a doverci misurare con pesci di taglia elevata, spesso ci troviamo ad operare in ambienti ricchi di ostacoli ed un amo non troppo forte potrebbe farci perdere un grosso pesce, magari proprio quello che aspettiamo da tanto tempo; mai come in questo caso dobbiamo porre attenzione nella scelta, un errore potrebbe portare irrimediabilmente al fallimento. Ciascun tipo di amo è progettato con specifiche proprietà, quindi nasce con certi pregi; per sfruttare al massimo il suo potenziale esiste un montaggio corretto che dipende dal tipo, poiché ogni amo trova una sua collocazione a seconda degli ambienti che ci troviamo di fronte e deve essere rapportato con il genere di cattura prevista. L’amo è il punto di congiunzione fra noi ed il pesce; dobbiamo riflettere attentamente sul delicato ruolo che esso svolge, perché perdere una cattura per colpa di un attrezzo sbagliato lascia senza dubbio molta amarezza in bocca.

I processi di fabbricazione ed il materiale determinano la resistenza alle deformazioni sotto sforzo del nostro amo. Maggiore sarà la durezza di questo, maggiore logicamente sarà la durata della punta, ma se essa è molto lunga ed acuminata, incorre nel pericolo di fragilità; ricordiamoci che una punta dritta entra meglio, mentre una ricurva ha vantaggi nella trattenuta. In situazioni in cui sono costretto a forzare il pesce, prediligo ami non inferiori alla misura 2 con diametri maggiorati e con notevole distanza tra curva e punta, scartando l’impiego di ami a gambo lungo con curvatura minima e di piccole dimensioni (onde evitare l’apertura o in certi casi la rottura con l’inevitabile fuga della preda). Chiaramente anche lo spessore è importante, infatti un amo di misura medio grande e dal filo molto massiccio, ci offre una maggior resistenza in trazione, ma tende ad essere più pesante e meno autoferrante. Al contrario, gli ami di misura inferiore e dal filo più sottile, oltre ad essere più leggeri, sono più efficaci a livello di presentazione e di ferrata, ma purtroppo perdono in tenuta (quindi è consigliato l’uso in unione con attrezzature leggere e in acque aperte). Un’altra virtù fondamentale è la leggerezza che l’amo deve avere per rendere più naturale possibile la presentazione dell’esca, qualità questa che mal si sposa con la robustezza.  Tutti gli ami da carpfishing hanno in comune il fatto di essere ad occhiello, questo perché la tenuta al nodo con il multifibre è decisamente superiore, rispetto a quelli che non possiedono il classico anello in testa.

Fu la prestigiosa Partridge, azienda leader del settore negli anni 80, che iniziò a realizzare ami per il carpfishing quando introdusse il “Jack Hilton Hook”, denominato in seguito Z1; il prototipo nacque dopo aver spezzato il gambo di un amo che si adoperava per la pesca a mosca dei salmoni ed a cui venne applicata una goccia di ottone sulla testa per riprodurre l’occhiello e permettere la legatura. In questi anni il lavoro svolto da questa importante ditta è stato veramente apprezzabile,  ma soprattutto le scelte hanno rispecchiato in pieno i gusti e le richieste di migliaia di praticanti. In effetti, occorre dedicare molte prove e tante verifiche da parte dei tester per il collaudo, dove viene curato minuziosamente ogni particolare e scartati esempi e profili sbagliati. Sotto il marchio Carping&Surfing vengono distribuiti nove serie di ami chiamati Catcher (con misure che variano da 1/0 a 10); essi hanno una varietà di caratteristiche in grado di soddisfare i carpisti più esigenti. Sono il risultato di una lunga ricerca svolta con estremo impegno dagli specialisti giapponesi, esperti nella produzione e nell’affilatura degli ami per la pesca sportiva La gamma comprende ami sia a gambo lungo che a gambo corto, forgiati a filo piatto o tondo, per inneschi tradizionali o per pop up, tutti rigorosamente in acciaio di ottima qualità e trattati anti corrosione; prodotti in Giappone, durante il processo di fabbricazione questi ami vengono forgiati e la punta, affilata chimicamente per assicurare una penetrazione immediata e profonda anche nei palati più duri, si presenta molto pungente e forte. Tra i miei preferiti, oltre al generico Catcher 1 (una sagoma che da vicino ricorda il famoso Centurion della Carp’r’us), indicato per ogni tipo di montatura ed in qualsiasi occasione, vi sono senza dubbio il 3 ed il 7. Il Catcher 3 è un amo particolarmente polivalente, simile al Catcher 1 ma leggermente più leggero, dotato di un gambo lievemente curvo, che lo rende ideale per inneschi criticamente bilanciati, per la costruzione del D-rig e swimmer-rig. Storto sull’asse, dotato di un occhiello volutamente inclinato di 10°, incrementa le sue doti di autoferraggio, e l’ampia curvatura favorisce un aggancio deciso e totalmente sicuro anche nei casi di mangiate sospettose e smaliziate; con queste caratteristiche è possibile realizzare un elevato numero di inneschi, perfino nelle acque sottoposte a forte pressione di pesca. Il Catcher 7 si differenzia per lo spessore extra robusto del filo di acciaio e l’inclinazione dell’occhiello (l’amo che possiede l’occhiello piegato verso l’interno rispetto al gambo, compie una rotazione dentro la bocca del pesce e quindi la sua espulsione risulta più difficoltosa). Lo impiego soprattutto in acque ingombre di ostacoli sommersi e di fitte alghe sul fondo, in quanto esso è un amo estremamente resistente ed è in grado di offrirmi maggiori garanzie; grazie alla sua forma, alla punta acuminata e al mini ardiglione, assicura una penetrazione rapida e sicura, limitando al massimo i danni all’apparato boccale della preda. Data la sua straordinaria tenacia, specialmente nelle misure più grandi, promette prestazioni eccezionali per insidiare combattivi amur e carpe di grossa stazza. Questa gamma di ami è stata la protagonista di tante mie stagioni di pesca , le loro impressionanti qualità mi hanno assicurato la catture record in tante occasioni.

Per i professionisti del carpfishing la Korda ha creato con la stessa tecnologia all’avanguardia usata per gli altri prodotti quattro categorie di ami altamente avanzati. La popolarità degli “Hybrid Carp Hooks” è stata perseguita grazie all’avvento del teflon, una eccellente scoperta degli ultimi anni; precisamente la finitura teflonata non riflette la luce ed oltre al mimetismo, regala alla punta un maggior grado di scorrevolezza. Il traguardo raggiunto dall’elevato standard di questi moderni ami e le loro incredibili performance, valgono e ne giustificano il prezzo, rispetto ad uno tradizionale ma più economico. In termini di tempo, inteso come presentazione sul mercato, il Wide Gape X è sicuramente uno degli ultimi esempi, altrettanto però non si può dire della risposta degli appassionati che lo hanno provato; leggero, studiato appositamente nella sua sagoma (la quale consente di presentare in maniera perfetta boilies affondanti e pop-ups), con un disegno speciale sia dell’affilatissima punta orientata all’interno che della resistente curvatura, che permette di sopportare anche a carichi molto elevati, nonostante l’utilizzo di fili di dimensioni minime, sono le chiavi del suo successo. Le risposte ottenute da molti carpisti di tutta Europa sono state confortanti e sinonimo di fiducia di aver ottenuto un prodotto che certamente farà parte dell’attrezzatura di molti pescatori. Come tutti gli ami a curvatura ampia, è adatto ad ambienti ostili, e ad inneschi multipli o dal diametro molto grande; nella cattura di grosse prede, pur mantenendo sezioni di filo quanto mai ridotte, potrete stare certi che non vi tradirà. Nelle tipologie Long Shank, il baricentro spostato verso l’occhiello facilita un immediato rovesciamento dell’amo verso il basso, producendo una torsione nella bocca del pesce al momento dell’espulsione; l’amo così ha ottime probabilità di agganciarsi perfettamente nel labbro inferiore, posizione particolarmente favorevole all’auto ferrata (allamare i ciprinidi nella parte inferiore della bocca, limita i danni durante il recupero). Dopo questa valutazione, c’è da dire che sfortunatamente la lunghezza del gambo, agisce come una lunga leva ed ha il difetto che sotto trazione tende a rendere instabile la presa, con il rischio di lacerazione e slamatura; di conseguenza gli ami a gambo corto, come facilmente intuibile, non accuseranno l’effetto leva, bensì la difficoltà a rovesciarsi in maniera regolare. Gli ami a gambo lungo sono i migliori per costruire parecchi terminali anti-eject. Essi non producono nessun effetto devastante, oltre a diventare ancor più efficace sotto l’aspetto del numero delle allamate messe a segno; per questa ragione gli impiego solitamente nelle competizioni agonistiche, dove devo soddisfare le esigenze di versatilità proprie dei terminali più evoluti e dove non è possibile perdere nessuna buona occasione di cattura. Per mezzo del montaggio line aligner si ottiene l’efficace rotazione anche con ami normali. Grazie all’applicazione di un pezzetto di guaina termica, che opportunamente sagomato, riproduce una forma a “schiena di maiale” per consentire una decisa tendenza dell’amo a comportarsi come un bent, senza procurare gli stessi effetti dannosi  per la salute e la vita stessa delle carpe, rispettando pienamente la filosofia del carpfishing. Se da una parte si deve segnalare la quasi totale scomparsa dai cataloghi degli ami definiti “bent hook”, che pur essendo estremamente catturanti, si sono creati la reale fama di distruggere la bocca dei pesci (tanto che ne viene proibito l’uso in molti luoghi), dall’altra sta crescendo l’interesse per la nascita di una nuova generazione di ami senza ardiglione (barbless), i quali teoricamente permettono alla punta di penetrare senza alcun impedimento. Voglio spendere due parole anche per il Kurv Shank, che è stato disegnato per ruotare e trovare appiglio nella bocca della carpa senza il bisogno di usare il tubicino termorestringente; la forma unica funziona in modo ottimale sia con morbidi nylon come l’IQ soft che con trecce rivestite come l’Hybrid. Un’alternativa molto nota ai carpisti un po’ più esperti è il D-rig; esso non è altro che una sorta di D (come dice il nome), ricavata sul dorso dell’amo adoperando del nylon di grosso diametro e molto rigido; viene così a formarsi il tipico aspetto a D, dove scorre il solito anellino inox.

Sono sempre numerose le novità che il mercato offre in fatto di ami e così si amplia sensibilmente la scelta relativa a strumenti più o meno specializzati, con interessanti innovazioni riguardanti il materiale, la finitura ed il design. L’importanza di questo accessorio, è dimostrata dalla gran quantità di modelli spesso molto diversi tra loro sia per forma che per requisiti tecnici; pertanto tra la grande panoramica di ami presenti sul mercato, è praticamente impossibile non trovare un valido “uncino” in grado di supportare al meglio ed in qualsiasi contesto le vostre reali necessità.